Componenti:
Luca Padoan (redattore), Lorenzo Sensi (relatore), Manuel Ferreira (capogruppo) e Martin Irsara
Argomento: km0
La scelta dell’alimentazione basata sul chilometro zero, cioè sulla produzione da filiera corta, stabilisce un numero esiguo di passaggi tra produttore e consumatore. Molto spesso il dialogo avviene in modo diretto, senza l’intermediazione della distribuzione commerciale abbattendo così spese di trasporto, costi e inquinamento. I prodotti venduti sono biologici e naturali, il consumatore può accertare direttamente la qualità, la provenienza e la metodologia utilizzata per la sua creazione. La vendita avviene nei pressi del luogo di produzione, per questo si definisce chilometro zero, e sono sempre di più le attività commerciali, i negozi, i Farmer Market, I GAS e i ristoranti che si avvalgono di questi prodotti.
La ragioni che spingono all’acquisto presso una filiera corta sono da ricercare in una necessità reale di alimenti di stagione, che siano sani, biologici e al contempo saporiti. Inoltre una sempre maggiore consapevolezza del mondo che ci circonda, delle problematiche legate all’inquinamento e dell’impatto che ognuno ha sull’ambiente, spingono sempre più persone verso una spesa più meditata. I costi di trasposto di una produzione di tipo convenzionale, oltre all’inquinamento creato dalla distanza percorsa in base alla provenienza del prodotto, da sempre hanno una ricaduta in negativo sull’ecosistema che condividiamo.
L’abitudine di trovare sempre frutta e verdura, di ogni genere e in ogni periodo, con il tempo ha inciso negativamente sull’aria che respiriamo e sulla percentuale di CO2 presente. Al contrario una coltivazione con relativa vendita locale, solitamente con prodotti ecologici e naturali, ha un basso impatto sul terreno coltivato e sull’aria che respiriamo. Oltre al vantaggio di poter gustare cibo sano, qualitativamente migliore e in percentuale più nutriente. Da uno studio condotto da Coldiretti se ogni famiglia scegliesse prodotti locali e di stagione, con una reale cura per imballaggi e sprechi, non emetterebbe fino a 1000 chili di CO2 in un anno.
Oltre a un risparmio di circa 100€ mensili, a fronte dei costi altissimi dei prodotti d’importazione. In un momento di crisi economica, come quello attuale, la scelta del chilometro zero raccoglie sempre più consensi diventando concorrenziale.
Girare oggi tra gli scaffali di un qualsiasi supermarket è diventata ormai un’esperienza al limite dell’assurdo.
Vino spazzatura che arriva dall’altra parte del mondo e latte fresco che ha lo stesso sapore dell’acqua sporca. Ci vengono offerti zucche e broccoli nel mese di Agosto e, in pieno inverno, possiamo comprare fragole e pesche noci belle, enormi e perfette.
Ma il gusto? E il profumo? Qualcuno di noi si ricorda ancora il sapore eccezionale ed autentico di un prodotto che non ha dovuto fare 15.000 chilometri inquinando pure mezzo pianeta per arrivare sulle nostre tavole?
21.12.2015
Oggi abbiamo trovato perché conviene comprare cibo a km0: comprando cibo locale si risparmia su spese di trasporto, costi e inquinamento; guadagnando sulla qualità (fonte: www.greenstyle.it).
Inoltre abbiamo trovato informazioni sull'importazione da parte dell'Inghilterra: i britannici importano molto cibo dall'Italia, in particolare frutta, vegetali, prodotti ittici e latte parzialmente scremato.
09.01.2016
Oggi abbiamo cercato le informazioni riguardanti l'argomento di storia, cibo nei sogni. Abbiamo realizzato un powerpoint e sottolineato sulle schede fornite dalla professoressa Dal Pont le informazioni più importanti.
12.01.2016
Oggi abbiamo terminato il powerpoint di storia che successivamente verrà caricato in dropbox.
23.03.2016
I romani a tavola
I romani avevano 3 pasti principali: "ientaculum", "prandium" e "cena".La ientaculum(colazione) si consumava alle 9 del mattino(ora terza) ed era un pasto leggero a base di uova, latte e formaggio. "Ientaculum" era anche la merenda che i ragazzi portavano a scuola.
Il prandium(pranzo) veniva consumato in piedi verso mezzogiorno(ora sesta). Era a base di cibi caldi o freddi, spesso avanzi della cena precedente.
La cena (verso le 3 del pomeriggio) era a base di puls(polenta) di farro(farratum), miglio(fitilia) o semola accompagnati da uova, formaggio, interiora animali o miele.
la cena era divisa in 3 parti: gustus, cena vera e propria e secundae mensae. Durante il gustus si mangiavano olive verdi e nere, ortaggi crudi o cotti, uova e crostacei, accompagnati dal mulsum(vino e miele). La cena vera e propria era composta da carne, pollame, selvaggina, pesce, carne di ghiro, pavone, fenicottero; il tutto accompagnato dal merum(vino caldo puro). Le secundae mensae erano il dessert ed erano composte da focacce al miele, pere, mele, pesche, noci, ciliegie, albicocche e datteri.
Inizialmente la cena veniva consumata nell'atrio della casa, davanti al focolare; durante l'età imperiale viene riservata una stanza per la cena, consumata sui triclini(divani su cui si sedevano i commensali) e il banchetto venne esteso a più persone.
Le stoviglie
I romani mangiavano in piatti piani, fondi e da portata, avevano un'ampolla per l'aceto e una saliera. Le coppe per le bevande potevano essere di diversi materiali e dimensioni. Il vino veniva servito da uno schiavo da un vaso nelle coppe.
Il cibo veniva diviso in piccole porzioni da uno schiavo prima di essere servito, veniva mangiato con le mani per la mancata conoscenza della forchetta e la scarsa conoscenza del coltello. Fondamentale il cucchiaio per mangiare le minestre. Veniva usata la tovaglia; il tovagliolo bisognava portarselo da casa e serviva per portare via gli avanzi.
Modi di dire
- Ab ovo:
- Cum grano salis:
- In vino veritas:
- De gustibus (non est disputandum):
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